Osteria
Osteria o Hostaria (utilizzato più nel centro Italia) è un vocabolo molto più antico e nobile di “trattoria”. La “trattoria” ha una genesi molto precisa ed interessante: nell’antica Roma le persone che intraprendevano un viaggio per una missione ufficiale venivano munite di un documento, la “littera tractòria”: bastava esibirla per ottenere cibo negli spacci appositamente istituiti, i quali finirono per chiamarsi “trattorie”.
Da tenere presente che la “gargotta” è la trattoria dove si mangia senza tovaglia. Deriva da un gergo dialettale francese, sinonimo di osteria. La Gargotta era la bettola in cui si ritrovavano i legionari francesi per rilassarsi dopo giornate di infernali combattimenti. L’osteria come la si intende oggi ha il suo antecedente storico nella caupona dei Romani antichi, dove si dava da mangiare e da bere ai passeggeri e qualche camera per consentire loro il riposo. Nel Medioevo l’osteria conserva sempre la funzione di fornire vitto, alloggio e stallaggio e diventa un necessario posto di sosta per i viaggiatori in transito.
I locali con queste funzioni venivano chiamati anche, indifferentemente, locande od ostelli; ma, a partire più o meno dal XVIII secolo, con l’apparire dei primi embrioni di ricezione alberghiera moderna, i significati cominciarono a diversificarsi, e “osteria” prese a divenir sinonimo di “taverna”, specializzandosi nel definire un locale di second’ordine, dove soprattutto si beveva e si passava il tempo. La “taverna”, in origine taberna, era una stanza della casa romana, disposta in un’ala separata dalla casa vera e propria e comunicante con l’esterno. Veniva usata per deposito di derrate, ma più spesso come bottega da affittare a commercianti ed artigiani. Tabernae furono poi le botteghe, costruite proprio per lo stesso fine commerciale, una a fianco all’altra, nei grandi mercati, come quelle del Foro Traiano.
Col tempo ogni bottega prenderà il nome della particolare specializzazione della merce venduta (nasceranno in tal modo la macelleria, la pescheria ecc.) mentre le botteghe dove si vendevano cibi e vettovaglie rimarranno sempre col nome di “taverna”. Già dalla metà dell’Ottocento, con la moda presso i nordici dei lunghi viaggi in Italia, la parola cominciò ad assumere anche un altro significato per i viaggiatori tedeschi, inglesi e scandinavi: quello di locale popolaresco ma gradevole, dove si poteva bere vino schietto e mangiare saporiti cibi locali a buon mercato, spesso in luoghi ameni. E questo significato oggi è prevalente, anche se portato in chiave moderna.
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